LO SGABELLO IMMAGINARIO (o di come ho imparato – forse – ad amare la trap)

Siamo onesti. Nessuno di buon senso sceglierebbe di andare a un concerto trap a meno di avere tra i dodici e i venti anni o essere tenuto a farlo perché sotto contratto con un’etichetta discografica ed essere pagato. Molto.

Cosa che, purtroppo, non si può dire di Riccardo.

Ingegnere informatico, una fastidiosa ernia cervicale, una tolleranza musicale modellata su Nirvana, Pearl Jam e, va da sé, Smashing Pumpkins. Un figlio.

Jacopo, l’età del primo motorino, da sei mesi ascolta in cuffia a loop un artista dal nome pieno di consonanti e per questo assai disturbante: XxXTamyXxX, che una volta Riccardo, davanti a una Guinness e qualche patatina poco croccante di un bar da vecchi di periferia, aveva confuso con il “compianto” – aveva detto proprio così, “compianto” – XXXTentacion. Quanto meno era riuscito nello scopo di catturare l’attenzione di Jacopo che aveva staccato l’indice dal movimento verticale sullo schermo del telefono, aveva bevuto un sorso di succo, aveva guardato suo padre e, posando il bicchiere sul tavolo e rimesso il dito sul telefono, aveva sussurrato “boomer”.

La sera del concerto – un bollente martedì sera di luglio, l'asfalto della strada con l’odore dell’inferno – Riccardo accompagna Jacopo in un’ex fabbrica riconvertita in un palazzetto per concerti, i muri ancora anneriti da decadi di graffiti. Il biglietto è costato 56 euro, compresa la prevendita. Riccardo guarda la security che li accoglie, ragazzi che potrebbero essere i suoi figli, con tatuaggi in faccia che gli ricordano disegni della demonologia nordica.

19:58 – L’ingresso

All’interno è umido, sembra di stare in Louisiana. A Riccardo viene in mente la Louisiana perché ci era stato da ragazzo coi suoi genitori e da allora è divenuta il metro di paragone per ogni umidità futura. C’è nebbia artificiale, luci stroboscopiche e un odore chimico-dolciastro, tipo chewing gum alla Red Bull.

“Pa’, se ti perdi, mi scrivi su WhatsApp. Ma solo coordinate. Capito?”

“Coordinate tipo?”

“Tipo: 5 metri da stage a destra, vicino alla tipa con capelli rossi. Minimal pa’. Capito?”

Riccardo annuisce, ignaro che da quel momento in poi inizierà un’Odissea personale fatta di dolore lombare e ansia sociale, il tutto amplificato dal fumo passivo delle puff all’anguria e dai bassi a 60Hz.

20:21 – Il risveglio dei bassifondi

Nessuno parla. Tutti scrollano i loro cellulari, filmando anche i minuti prima del concerto. Qualcuno riprende un bicchiere vuoto con slow motion. Riccardo cerca uno sgabello, ma non ce ne sono. Del resto nessuno si siede a un concerto trap, lo capisce meno velocemente di quando si capisce che si è entrati nella corsia sbagliata dell’autostrada.

Il primo open act è un ragazzo con la felpa di pile al contrario che urla su basi pre-registrate “ho fatto i soldi coi Lego / ora c’ho un grande ego / e zio manco più prego”. Jacopo è scomparso nella folla, Riccardo lo cerca con lo sguardo, un tizio lo urta.

Gli cade il cellulare e mentre si china per raccoglierlo, la sua schiena fa: clack.

È l’inizio di un dolore che non lo abbandonerà mai più, che “mai più” per Riccardo è tutta la durata del concerto.

21:06 – Dissociazione parziale

Si sente un THOOM. Poi un altro. Le luci si spengono. Salgono urla, ma non sono urla da concerto: sono un qualcosa che Riccardo associa ai riti satanici. Si dice che non ci ha mai partecipato ai riti satanici e se ne pente perché forse sarebbe più abituato ad affrontare tutto questo.

Clack.

Sul palco compare XxXTamyXxX. È nudo, indossa solo delle mutande con stampata la faccia di Elon Musk e una maschera antigas. Dietro di lui un enorme falco robotico sbatte le ali, almeno gli pare che sia robotico che tra il fumo e la miopia non capisce bene.

Clack.

Partono i bassi.

“QUESTA VA A TUTTI I MORTI DI FAME CHE HANNO ODIATO LA VITA… MA NON SONO MORTI!”

A Riccardo sanguinano emotivamente i timpani, una ragazza con le unghie fluorescente gli offre quella che gli pare una gomma da masticare. La prende per sbaglio o per disperazione o perché è in stato catatonico. Inizia a sua insaputa una specie di trance, da lì in avanti la sua linea temporale si scioglie e il palco si trasforma in un prisma di suoni e LED epilettici.

Riccardo pensa a quando Jacopo era piccolo e ascoltava i Muse, Time is running out era la sua canzone preferita.

A un certo punto XxXTamyXxX entra in scena su una mini-moto elettrica, si è tolto la maschera antigas e ha disegnate sulle guance delle emoji, da lontano Riccardo non le distingue bene ma sembrano delle pesche.

“SIETE TUTTI MORTI DENTRO MA IO VI RISUSCITO CON LA MIA MUSICA!”

Clack.

Una delle casse laterali esplode, letteralmente, una scintilla e un fiotto di fumo. Il concerto si ferma per tre minuti, il pubblico urla e applaude.

Riccardo sente una lacrima cadere, non sa se è sua.

21:47 – Crisi, caduta, catarsi

Qualcuno vomita vicino alla caviglia destra di Riccardo, lui scivola sul vomito e cade. Resta a terra per dodici minuti, lo sa perché ha guardato più volte l’orologio, travolto da gente che lo crede parte dello show.

Una ragazza lo aiuta a rialzarsi e gli dice “Lei ha una vibe pazzesca. Tipo da uno che non ha mai mollato, mi ricorda i Jedi di quel film che piace mio padre.”

Riccardo sorride e annuisce, non sente più il collo ma le parole di quella ragazza lo confortano in un modo strano. Non è del tutto male, pensa. In quel momento qualcosa dentro di lui — che non è l'ernia — si allenta. Forse una rabbia silenziosa che portava dentro da tempo. Forse l’idea che esistano cose che non può capire, ma non per questo non possono toccarlo.

Il clack non si sente più.

22:15 – Il ritorno

Jacopo lo ritrova.

“Pa’, ti ho visto in una story di uno, tipo su TikTok!”

“Davvero?”

“Sì, sei un king.”

“Cos’è un king?”

“Uno che regge.”

“Ah! Allora sì, sono un king.”

Escono dalla fabbrica, l’aria è ancora calda ma non come quando sono entrati. O magari quella gomma che ha accettato era LSD che, tra le tante cose, gli ha scombussolato anche la percezione del calore.

Una settimana dopo

Riccardo è in macchina, ha lasciato Spotify su autoplay e parte un pezzo trap. Lo riconosce subito, è XxXTamyXxX e dopo un attimo decide di non mandare avanti. A metà traccia accende il riscaldamento. C’è qualcosa che gli ricorda la sua rabbia giovane, il caos puro. Inizia a cantare, male e senza sapere le parole. Canta gridando esattamente come quando da ragazzino cantava Smells like teen spirit o Bullet with butterfly wings.

Nessun clack.

Commenti

Post più popolari